La letteratura per ragazzi, fino agli anni ’50-’60 del secolo scorso attingeva a mani basse ai grandi classici per ragazzi del 1800 o inizio 1900. Libri che escludevano senza dubbio i più piccoli per i quali ovviamente non c’era nulla visto che non avrebbero saputo leggere fino a circa i 10 anni (in media – i ricchi).
Tra i grandi nomi gli indimenticabili Salgari e De Amicis di “casa nostra” oppure gli “stranieri” Verne, Molnar o Alcott che hanno appassionato i cuori dei ragazzi del secolo breve.

Appassionato…nel senso letterale del termine. A parte qualche rara eccezione (le avventure dei pirati o poco altro nel mondo dell’avventura), la letteratura per ragazzi di questi ed altri autori veniva principalmente utilizzata come dispensario di precetti morali e di lezioni sociali da impartire e questo, quasi sempre, si traduceva in storie strazianti, con morti e feriti in nome di ideali di patriottismo, spirito di sacrificio, onore e lotte per la libertà.

E’ così che vediamo l’orfano prendersi una coltellata e morire per difendere l’anziana nonna cieca a cui leggeva libri alla luce della candela oppure l’altro bambino che si immola per “la sua Lombardia” osservando l’arrivo dei nemici e morendo per una pallottola (Libro Cuore – De Amicis – 1886). In alternativa il tanto amato “Piccole donne” in cui per forza ci dobbiamo trovare un lutto (Beth che muore) oppure ne “I ragazzi della Via Paal” ci troviamo a raccogliere lacrime inspiegabili al funerale del piccolo Nemecsek che si è immolato per riprendere una bandiera.

Ora, mettiamoci nei panni dei “ragazzi del 1800”: i tempi delle loro storie sono credibili, ragionevoli, quelli erano i principi e anche i toni dei racconti di quel periodo (sia per adulti che per ragazzi). Morire di polmonite o di “febbri” era comune, i concetti di “onore”, “patria” e “sacrificio” per i ragazzi erano uguali a quelli degli adulti. L’adolescenza a quel tempo non esisteva, si era bambini e poi subito dopo giovani adulti, molti di quelli che oggi noi ancora chiamiamo bambini a quei tempi già erano lavoratori nei campi. Il rapporto con la morte era vissuto con maggiore integrazione nella quotidianità delle famiglie. E questo, al netto delle due guerre mondiali, possiamo dire che è proseguito fino a poco prima della metà del ‘900.

Dopo la seconda guerra mondiale le cose cominciano a cambiare, per adulti e ragazzi. A prescindere dalla situazione economico-politica, comincia a cambiare la costruzione sociale del paese (e dell’Europa intera) e arrivano cambiamenti epocali che coinvolgeranno le donne e si rifletteranno sulle famiglie. Altro cambiamento importante: i bambini iniziano ad andare a scuola…TUTTI!

In pochi anni questo porterà ad una rivoluzione del ruolo dei ragazzi e dei bambini che possono sicuramente godere molto di più della loro età fino ad arrivare intorno agli anni ’70 con l’abolizione del “lavoro minorile” (ahimè, piaga ancora esistente, ma almeno condannabile).

A questi “nuovi” ragazzi però ancora si propongono quelle stesse letture. Ormai anacronistiche e forse anche un po’ incomprensibili perché lontane dalla nuova realtà sociale quotidiana e sempre drammaticamente tragiche, ma le famiglie e la scuola le spingono ancora perché “contengono valori morali” da imparare. fino ad allora, sembra che passare attraverso un linguaggio fosco e di sofferenza sia l’unico modo per trasmettere tali valori.

In questo periodo di cambiamento però si affacciano nuovi autori, tra essi Gianni Rodari, l’esempio lampante che si può parlare ai bambini con un linguaggio semplice e allegro, trasmettendo lo stesso valori importanti: amore, amicizia, rispetto, accettazione, sincerità e bellezza. Rodari (e insieme a lui altri) cominciano a dimostrare che un bambino impara il valore del sacrificio anche senza dover leggere di un suo coetaneo che muore accoltellato.

La lettura per i ragazzi comincia a diventare un’esperienza non solo di sofferenza e morte, ma anche di allegria. Cominciano a presentarsi sul mercato nuove realtà editoriali: un esempio tra tanti “I gialli dei ragazzi – Mondadori – anni ’70” che ha formato i lettori adulti di gialli-thriller di tutto il secolo e anche del nuovo.

Da questo inizio, l’evoluzione continua. L’editoria per ragazzi diventa un genere ben più specializzato, a volte purtroppo ancora considerato di “serie B”, ma comunque determinante per far nascere nuovi lettori che diventano sempre più giovani e sempre più indirizzati.
Nessuno prima avrebbe mai pensato di scrivere libri per bambini che non sanno leggere! Oggi lo si fa, grazie a quel cambiamento iniziato a metà del secolo scorso.

Con lo studio di nuove forme pedagogiche e psicologiche, anche la letteratura si evolve e si scoprono nuovi metodi per avvicinare i bambini e i ragazzi alla lettura. Testi semplici e moderni, storie che raccontano la società, fantasia e personaggi animati, testi intervallati da figure, fumetti…ecco che i messaggi che prima attraversano storie tragiche, ora si presentano misti ad avventure tendenzialmente a lieto fine.

Alcuni “accusano” personaggi inventati di recente -tipo Geronimo Stilton- per il reato di lesa maestà nell’avere rivisitato opere classiche (Marco Polo, L’Odissea, etc…), personalmente ritengo che mentre l’Odissea originale sia difficile da digerire per un bambino di 10-11 anni, una sua rivisitazione in forma giocosa possa affascinarlo e lasciarlo con la curiosità più avanti di approcciare l’originale.

Altri imputano a questo tipo di letteratura “più leggera”, l’incapacità dei ragazzi di affrontare le sofferenze, personalmente credo che questa responsabilità sia dei genitori, non dei libri. Inoltre, crescendo, i ragazzi, leggeranno anche altro, si spera.

La mia idea è semplice: se un bambino o un ragazzo amano la lettura diventeranno adulti lettori. Se per fargli amare la lettura “uso” uno strumento divertente e al contempo ben scritto, coltiverò in lui anche l’attenzione alla bellezza e alla qualità. Per quanto mi riguarda, per le lacrime a brocche…c’è tempo…