Quando devo andare in Italia per questioni che riguardano il libro sono ospite da Valentina (la mia Author Advisor). Vive in periferia di Roma, in una piccola casa con un giardino, la sua famiglia e i suoi gatti.

Mentre scrivevo il mio libro e con lei facevamo le notti a correggere le bozze, ho dovuto rivedere alcuni personaggi e tra essi, Granmà. Granmà è una specie di capo indiscusso della comunità dei gatti del mago di Dingli. Una gatta vecchissima, con problemi a camminare, ma con un carattere e un piglio di roccia. Granmà all’inizio era un gatto maschio, vecchio e saggio, gentile, poi ho conosciuto Tata, la gatta di Valentina. Ho ascoltato la sua storia e ho capito che non poteva esserci altro personaggio più adatto di lei.

Ieri notte ho ricevuto un messaggio, diretto, senza saluti, come fa sempre lei: “Tata mi ha lasciata. Devi renderla immortale.”

E’ una richiesta che mi aveva già fatto tempo addietro e sulla quale avevamo riso insieme. Lei sostiene che qualunque autore può rendere immortale qualcuno, basta che ne scriva. Io sostenevo e sostengo che sì, un autore rende immortale con le parole, ma devi essere un grande autore, non una sgangherata come me.

Comunque, nel caso lei avesse ragione e io torto…Tata è già immortale, anche senza questo articolo perché è nel mio libro.

Valentina ha trovato Tata (e Tota, sua sorella morta circa 7-8 anni fa) dentro un secchione, chiuse in una scatola di polistirolo, nastrate con lo scotch. Qualche farabutto non aveva avuto neanche il coraggio di ucciderle, ma le aveva condannate a morte per asfissia.

Era più o meno giugno. Giugno 1997. Sì, il millenovecentonovantasette. Quando Valentina le ha trovate avevano circa tre mesi. Tata, o Granmà o la regina, come vogliamo chiamarla, è morta stanotte alla veneranda età di 23 (ventitré!!!) anni.

A quei tempi Valentina viveva sola, con il suo cane Lucy (un’altra trovatella, ma questa è un’altra storia) e un gatto, Ghost, un certosino che aveva capacità di apparire e sparire quasi magiche. Quelle due trovatelle proprio non ci volevano a infilarsi in una routine fatta di viaggi continui e di impegni asfissianti, ma lei non poté guardare altrove.

Le portò a casa e cominciò la loro avventura. Le due gatte erano molto diffidenti (chissà come mai…) e così rimasero per tutta la loro vita. Niente smancerie, niente coccole, erano unite solo tra loro, il resto degli animali erano tollerati e il rapporto con Valentina era di rispettoso e affettuoso distacco .

Valentina racconta di Tata come di una cacciatrice inarrivabile. Riusciva a stare ore intere ferma immobile di fronte ad una preda e poi catturarla con un solo balzo elegante. Lucertole, uccellini, gechi, ranocchiette, perfino gli insetti riusciva a catturare e li portava a lei, che comunque amava, a modo suo con quel finto sprezzante modo che hanno i gatti per dirti che ti vogliono bene.

Anche Tota, sua sorella, è stata longeva, finché non l’ha uccisa l’età (circa 15 anni) e una malattia alla tiroide, ma Tata è stata la gatta dei primati. Ogni volta che sembrava fosse arrivato il suo momento, si metteva in un cantuccio, si faceva coccolare, poi si tirava su dava due zampate in testa al malcapitato di turno che mangiava dalla sua ciotola e ricominciava una nuova fase di vita.

In famiglia hanno dato per spacciata la regina almeno una decina di volte e lei li ha sempre smentiti.

Una tempra eccezionale, così come il carattere e la determinazione. Valentina ha avuto molti gatti, molti più di me e le credo quando mi dice che era una gatta speciale. La casa e il giardino erano una sua proprietà, Valentina e la sua famiglia i suoi sudditi, mai un gatto ha rappresentato gli stereotipi come lei. Diffidente, sprezzante, superiore e prepotente. Determinata ad ottenere ciò che voleva quando lo voleva, fosse stato cibo, acqua fresca o una coccola.

Nobile nei modi, nobile nelle intenzioni, si trasformava in una tigre se il momento di una carezza non corrispondeva a quello che lei aveva deciso.

Solo chi ama i gatti potrà trovare in questa descrizione l’essenza del felino.

Ho conosciuto Tata che era già molto vecchia. Ormai nella famiglia era diventata una leggenda “Guarda il gatto che sta per morire…” e Valentina oggetto di scherno perché lei voleva viziarla fino a quando sarebbe accaduto.

Ormai ci vedeva pochissimo, non sentiva più, camminava molto lentamente sulle zampe posteriori molto abbassate (acquartierate sembra si dica in gergo veterinario), ma ancora miagolava indispettita se la cena era in ritardo o se qualcuno si era distratto e aveva lasciato l’acqua del giorno prima. Soprattutto dispensava ancora qualche zampata se altri gatti giovani e impertinenti provavano a mangiare prima di lei, la regina.

Vederla anche da anziana era uno spasso. La mia Granmà.

Ha avuto una vita libera in giardino, a caccia e a dormire negli angoli migliori. Non amava stare in casa, uno spirito libero non lo puoi imbrigliare, neanche se ha l’equivalente in anni di un centenario umano. Solo negli ultimi tempi ormai voleva stare fuori molto poco, da qui Valentina ha capito che il tempo era giunto.

E’ morta come ha vissuto, decidendo modi e tempi. Aggrappandosi alla vita fino all’ultimo respiro e volendo al suo fianco colei che l’aveva salvata prima di addormentarsi. Poche smancerie, come in vita, ma l’ultima carezza e la zampa sulla mano come a dire “non smettere ancora”.

Non c’ero quando è accaduto, ma è come se le vedessi. Due anime che si stringono in un ultimo saluto, straziate dalla separazione che pure è stata generosa con il tempo.

Questa è la storia di una trovatella condannata a morte da un umano vigliacco e salvata da una coraggiosa cavaliera, una trovatella che è diventata regina. Una regina di un cuore, di un giardino e di una famiglia. Una regina longeva, amata da tutti, una leggenda.

Lei era Tata, lei è Granmà e le leggende sono immortali.